Un caso ma non troppo

Com’è che siete tutte donne?

È nata un po’ per caso, non una scelta ma una questione di incontri.

Serendipità?

L’incontro è casuale ma l’obiettivo emerge subito. All’origine c’è un corso pre parto: due di noi si conoscono lì, scoprono interessi e studi comuni e decidono di costruire insieme quello che oggi è il nostro lavoro.

E poi?

Nel tempo è semplicemente capitato di trovare più sintonia con altre donne per tempi e modalità di lavoro: donne che facevano al caso giusto! ma il cerchio si è allargato sempre per incontri mai per selezioni sul genere.

7 su 7?

Il fatto è che insieme a un clima di sicurezza e affidabilità si è anche consolidato uno stile di comunicazione e di lavoro molto connotato e non troppo accessibile: nelle riunioni si parla a ipertesto, aprendo continuamente parentesi; lavoriamo su tante cose contemporaneamente e in parallelo; guardiamo ai problemi dando molta importanza agli aspetti relazionali ed emotivi. Coincidenza ha voluto poi che fino ad oggi siano state solo donne a rimanere, a mettersi in gioco, ad avere ancora voglia di discutere e ridere insieme a mezzanotte dopo una giornata lavorativa di 14 ore. Probabile che il genere conti anche su formazione, competenze, interessi: nell’ultimo anno su 51 cv arrivati per collaborazioni e tirocini solo 15 sono di uomini.

Insomma vi trovate bene così?

Di certo si è creato un equilibrio prezioso fatto anche di molta condivisione: di vissuto, di ruoli, di vestiti, di cibo.

Ne siete orgogliose?

Siamo orgogliose di avercela fatta a superare gli stereotipi che vogliono le donne sempre divise, in conflitto, invidiose e poco collaborative. Abbiamo collaborato e collaboriamo con uomini, anche molto in gamba, ma ora siamo così tante che forse nessun uomo si troverebbe più a suo agio.

Per quale motivo un uomo non si dovrebbe trovare bene in mezzo a tante donne?

Le pari opportunità qui sono applicate alla rovescia. Qualcuno dice, forse scherzando, che siamo discriminatorie ma di certo è un contesto lavorativo con una forte identità di genere che non vuol dire esclusivamente femminile ma con sguardo molto sensibile alla differenza tra i sessi  in termini di atteggiamenti, comportamenti, prospettive sulle cose. Ci capita però di pensare non solo che ci piacerebbe ma che “ci vorrebbe un uomo!” per confrontarci meglio e contaminarci nel quotidiano.

Allora c’è qualche svantaggio?

Come ogni caratteristica forte è diventato un segno distintivo, il logo che non si vede, ma può avere dei risvolti negativi: essere “le ragazze” a volte fa sorridere e a volte innervosire. Va detto anche che ci creiamo spesso e volentieri falsi problemi; non sempre siamo in grado di tenere distinti i piani delle relazioni; ci sopravvalutiamo e ci sottovalutiamo e capita di fare l’una cosa quando sarebbe necessaria l’altra e viceversa.

Lo fanno solo le donne?

No, per questo non è un ufficio per sole donne ma un ufficio di donne e non mordiamo quasi mai.

One Response to “Un caso ma non troppo”

  1. dora ha detto:

    fantastico!

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