Quando collaborazione e creatività fanno rinascere un Bene Comune

Metti un’antica dimora appartenuta ad una delle prime famiglie di industriali arrivate in Toscana nel secolo scorso. Quella stessa dimora che dopo esser divenuta di proprietà pubblica ed aver ospitato per quaranta anni la biblioteca comunale, dal 2014 è vuota, in cerca di un futuro.

La città è Pontedera, nota in tutto il mondo per gli stabilimenti Piaggio, dove Corradino Ascanio più di sessanta anni fa progettò la Vespa. La villa invece è quella fatta edificare da Manlio Crastan al limitare del centro storico di Pontedera, città nella quale insediò la propria industria legata al caffè.

È difficile trovare a Pontedera qualcuno che non conosca Villa Crastan. Sarà per la sua posizione vicinissima al centro storico, o per via del suo bellissimo giardino che ha ospitato bambini, matrimoni e per molti anni gli spettacoli del cinema estivo; oppure per la biblioteca comunale, che dal ’66 al 2014 ha visto avvicendarsi studenti di diverse generazioni. Insomma: villa Crastan è nel cuore dei Pontederesi. Un vero e proprio patrimonio della comunità. Per questo, ora che la biblioteca è stata trasferita nei locali del cosidetto “dente Piaggio” e la villa è rimasta vuota, l’Amministrazione comunale ha deciso di promuovere un percorso di partecipazione per coinvolgere la cittadinanza nella scelta del futuro di questo bene comune, con il co-finanziamento dalla Regione Toscana, Autorità Regionale per la Partecipazione.

E così siamo arrivati a Pontedera, dove abbiamo dato vita al percorso Viva Villa Crastan Viva ed abbiamo iniziato ad ascoltare i cittadini, fare interviste individuali, organizzare visite alla villa e momenti di confronto collettivo. Il primo è stato un “laboratorio di visione” che aveva come obiettivo quello di individuare gli scenari futuri sugli usi possibili della villa. Da quell’incontro è emersa con forza la richiesta di non “privatizzare” l’immobile, ma di fare in modo che continuasse ad essere un punto di riferimento per tutta la città, con particolare attenzione al tema della cultura, nelle sue diverse declinazioni.

È nato così l’Invito alla Creatività, una “chiamata pubblica” a quanti (cittadini, associazioni, imprese) avessero idee in linea con gli indirizzi emersi e che volessero sperimentarli temporaneamente e gratuitamente all’interno della villa. Si sono presentati in una ventina, ciascuno con idee, programmi ed esigenze diverse. Li abbiamo incontrati tutti insieme a fine giugno, e da lì è nata una programmazione comune che li ha visti sempre più protagonisti della rinascita di Villa Crastan.

Il “settembre della villa” ha preso il via i primi giorni del mese, e già si capiva che avrebbe lasciato il segno. Quello che fino a qualche mese fa poteva sembrare impossibile, in questi giorni è diventato realtà: i singoli progetti, le diverse iniziative, persino gli stessi proponenti (associazioni o cittadini) sono divenuti una vera e propria comunità, un microcosmo che sta rivitalizzando la villa, e la sta aprendo alla condivisione della città e di tutte le energie migliori e creative del territorio. Si potrebbe dire che villa Crastan in questo mese sia divenuta la “casa della comunità”: dalla presentazione di libri agli spettacoli teatrali, dalle performance musicali alle esposizioni d’arte, dagli atelier per bambini ai laboratori artigianali e artistici, fino alla sperimentazione di un ostello: tante iniziative diverse che hanno saputo restituire la villa e il suo parco a tutta la città. Una realtà che proietta Pontedera nel panorama degli esperimenti più innovativi di riuso di spazi pubblici.

Il prossimo passo sarà quello di costruire insieme a coloro che hanno ri-animato la villa un progetto di gestione (anche economico) e le linee guida degli atti che regoleranno il rapporto tra gestore e amministrazione comunale. Non sappiamo ancora cosa emergerà da quel laboratorio; quel che è certo però è che questo percorso ha messo in evidenza la presenza di risorse innovative troppo spesso latenti o non sempre visibili nei processi decisionali tradizionali, sollevando ancora una volta la necessità di introdurre coraggiose dosi di innovazione nelle politiche pubbliche per la gestione dei beni comuni.

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