La piccola impresa e il magico mondo del Mercato Digitale

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C’era una volta il Mercato Digitale delle Pubbliche Amministrazioni. Anzi, c’è il Mercato Digitale delle Pubbliche Amministrazioni (MePa per gli amici).

Per chi non lo sapesse il MePa  è una grandiosa invenzione, nel 2009 ha addirittura ricevuto il premio dell’ European eGovernment Awards. Il mercato digitale infatti, si legge sul sito acquistiinretepa, che opera su mandato del Ministero dell’Economia e delle Finanze, ha innumerevoli vantaggi: “Per le Amministrazioni, risparmi di tempo sul processo di acquisizione di beni e servizi sotto soglia; trasparenza e tracciabilità dell’intero processo d’acquisto; ampiamento delle possibilità di scelta ; soddisfazione di esigenze anche specifiche. Per i Fornitori: diminuzione dei costi commerciali e ottimizzazione dei tempi di vendita; accesso al mercato della Pubblica Amministrazione; occasione per valorizzare la propria impresa anche se di piccole dimensioni; concorrenzialità e confronto diretto con il mercato di riferimento; opportunità di proporsi su tutto il territorio nazionale; leva per il rinnovamento dei processi di vendita.”

Ottimo, praticamente un volano per l’economia italiana.

E come fa una piccola impresa, sul mercato da diversi anni e che offre alle PA servizi innovativi, ad entrare nell’aulico mondo del Mepa, dove tutto è efficienza, efficacia, trasparenza, ottimizzazione?

Mettiamo il caso, giusto per fare un esempio, che questa impresa offra supporto alle amministrazioni per attività di coinvolgimento e partecipazione dei cittadini alle politiche pubbliche (la Regione Toscana ha addirittura una legge in materia!).

La prima cosa che la piccola impresa deve fare è cercare la propria categoria di servizi. Naturale: il MePa è un database, occorrono dei criteri di classificazione. Sembra facile, basterà il codice istat? No, troppo semplice. Le categorie di servizi incluse nel MePa sono stabilite arbitrariamente e discrezionalmente dallo stesso, pazienza se la lista non è esaustiva (anzi, meglio che non lo sia: è bene che le pubbliche amministrazioni non si mettano grilli per la testa richiedendo servizi innovativi).

La piccola impresa non trova ovviamente alcun bando che possa essere perfettamente coerente con i propri servizi (sì perché l’abilitazione richiede di partecipare a dei bandi che vengono aperti e chiusi a discrezione dello stesso MePa).

Ma la piccola impresa, che lavora da diversi anni e ha maturato una solida esperienza nel proprio campo di attività non si arrende e chiede l’abilitazione per una delle categorie che vagamente si avvicina al proprio lavoro. D’altra parte già si considera fortunata perché una categoria somigliante l’ha trovata, quando a molte altre imprese è preclusa anche questa possibilità.

La piccola impresa trova infatti il bando “Eventi2010” e sceglie di concorrere per il “meta prodotto”: Servizi integrati per eventi” che comprende “tutti i servizi, le forniture, i materiali, il personale e quant’altro occorrente per l’organizzazione e lo svolgimento di un evento: dalla ideazione alla progettazione, dall’allestimento alla gestione, dalla messa a disposizione di impianti e personale alla produzione di documentazione cartacea.”

Bene, a questo punto la piccola impresa si sente a un passo dall’accesso al Nuovo Mondo dell’efficienza e della trasparenza del Mercato Digitale dei Servizi per la PA,  visto che per organizzare percorsi di partecipazione la piccola impresa normalmente: progetta il percorso;  organizza eventi a cui possono partecipare anche qualche centinaio di persone; si preoccupa dell’immagine e della comunicazione dell’evento; gestisce i rapporti con tutti i fornitori necessari alla realizzazione dell’evento e produce materiale di informazione e comunicazione in forma cartacea e digitale.

Ma non è così.

La piccola impresa si era illusa. La richiesta viene respinta perché nel suo oggetto sociale non si trova la specifica dizione “servizi integrati per eventi” ma un più generico “gestione di processi di partecipazione alle politiche pubbliche e attività di comunicazione”.

Dopo un primo momento di delusione, la piccola impresa ritorna alla carica: “Devo essermi spiegata male. Nel mondo della trasparenza, della ottimizzazione, della valorizzazione e della concorrenzialità, non saranno le singole parole presenti nello statuto depositato dal notaio a contare, sarà la sostanza, il merito e la documentata esperienza”. Dunque la piccola impresa rinnova la richiesta per entrare a far parte del meraviglioso MePa allegando una diffusa spiegazione della propria attività e soprattutto il proprio corposo CV con tanto di descrizione delle attività svolte per organizzare i molti percorsi di partecipazione gestiti.

Purtroppo la domanda viene rifiutata un’altra volta e un’altra ancora (perché la piccola impresa ha un caratteraccio e non demorde).

Alla fine però, nel corso di una delle innumerevoli telefonate con il call center del MePa arriva la rivelazione: la commissione di valutazione non prende in considerazione il curriculum di una impresa e la lunga liste delle sue collaborazioni, ma soltanto il suo Oggetto Sociale. Nella fattispecie, la commissione si limita a verificare che nell’oggetto sociale presente nella visura camerale siano presenti una o più parole contenute nell’oggetto del bando. Se trova corrispondenza, procede all’abilitazione, se non trova corrispondenza rifiuta l’abilitazione. Poco importa che un’impresa abbia nell’oggetto sociale una delle “parole chiave” ma poi di fatto faccia tutt’altro e non abbia dunque alcuna competenza per fornire i servizi in questione. Così come poco importa che un’impresa abbia competenza pluriennale  nel settore dei servizi per cui richiede l’abilitazione ma non abbia la parola chiave nel suo oggetto sociale.

A questo punto, dopo molte giornate di lavoro perse nel vano tentativo di dimostrare l’evidenza, alla piccola impresa non resta che pagare un notaio per inserire nel proprio oggetto sociale le magiche parole chiave che le apriranno le porte del Nuovo Mondo del Mercato Digitale della PA.

Nel frattempo: ha perso innumerevoli ore al telefono con il call center del MePa, ha perso giornate a produrre documentazioni, ha perso i soldi che dovrà spendere dal notaio e probabilmente ha perso anche il lavoro per il quale le si chiedeva l’iscrizione al MePa.

Non male, per chi promette: “diminuzione dei costi commerciali e ottimizzazione dei tempi di vendita; accesso al mercato della Pubblica Amministrazione; occasione per valorizzare la propria impresa anche se di piccole dimensioni; concorrenzialità e confronto diretto con il mercato di riferimento.” (www.acquistiinretepa.it, portale del Ministero delle Finanze)

(Nella foto la scultura di Denise Milan e Ari Peres nel giardino delle sculture nel Parco di Ibirapuera a San paolo – Brasile)

One Response to “La piccola impresa e il magico mondo del Mercato Digitale”

  1. concetta ha detto:

    questa è una lettera inviata al Ministro, superfluo dire che non ho mai avuto risposta.

    Egr. Sig. Ministro;
    sono titolare di una delle tante piccole aziende

    italiane che sta soffrendo la crisi che ci attanaglia da troppo tempo

    ormai.
    A tutto ciò, oggi, per quel che mi riguarda direttamente, ma so

    riguardare anche altre piccole realtà commerciali, si aggiunge la

    paradossale situazione che ha ingenerato il MEPA (mercato elettronico

    della pubblica amministrazione).
    Il sistema, che potrebbe avere ottime

    ragioni per essere ampiamente utilizzato, soprattutto per gli sprechi

    di denaro pubblico che vi sono stati nel passato e vi sono ancora
    oggi,
    sta conducendo la mia azienda alla chiusura, tengo a precisare
    che sono
    attiva dal 1999 (partita con il Prestito d’Onore).
    La mia
    azienda
    tratta la vendita e l’assistenza di strumentazione scientifica
    e lavora
    prevelentemente con le università e secondariamente con le
    scuole.
    Da
    inizio anno, però, le università hanno sospeso i pochi
    acquisti che
    ancora facevano (anche loro falcidiate dai tagli)
    richiedendo
    perentoriamente la mia iscrizione al MEPA.
    Puntualmente mi
    sono dotata
    di firma certificata, PEC, gli strumenti hardware
    necessari. Ma,
    presentandomi alle Camere di Commercio per il supporto
    all’iscrizione
    al MEPA, è stato impossibile procedere per mancanza di
    una categoria
    specifica: la categoria più prossima al mio settore è
    quello dei Beni e
    Servizi per la Sanità, nel quale sono presenti
    alcuni strumenti che io
    tratto. In questo settore, però, non ho un
    fatturato minimo necessario
    per l’iscrizione, pertanto la mia
    iscrizione è saltata.
    Grazie a tale
    paradosso da febbraio non ho più
    ordini dalle università nè dalle
    scuole. Se per ipotesi nel prossimo
    anno nel MEPA vi fosse la categoria
    che mi è propria non potrei
    comunque iscrivermi per la mancanza del
    fatturato minimo richiesto.
    Ciò mi porterebbe irrimediabilmente fuori
    dal mercato e, di
    conseguenza, alla chiusura.
    Mi fa rabbia pensare che
    sarò costretta a
    chiudere dopo tanti anni di lavoro fatto bene, e lo
    dimostra il
    “curriculum” commerciale che, se sarà interessato, potrò
    farle avere,
    non per mia negligenza o incapacità ma per volere altrui.

    Io non
    chiedo aiuto di stato o contributi, chiedo solo di poter
    continuare a
    fare dignitosamente il lavoro che faccio con passione da
    14 anni.
    Mi
    aspetto da Lei un intervento chiaro che metta in luce le

    contraddizioni di questo sistema e spero che ciò avvenga nel minor

    tempo possibile, la mia, come le altre aziende nella medesima

    situazione, siamo allo stremo.
    Mi sento, infine, di suggerire una

    possibile soluzione per le piccole aziende individuali, che magari
    sono
    sul mercato da anni: l’iscrizione senza vincoli di fatturato in

    qualcuna delle categorie presenti in modo da consentire di continuare
    a
    lavorare e magari, successivamente, inserirsi nel settore più
    consono
    quando questo sarà attivo.

    Certa di un suo tempestivo
    intervento,
    colgo l’occasione per porgere i più cordiali saluti.

    Concetta Raso

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