I nostri auguri tra le pagine

sociolab natale

Il nostro augurio è di un Natale pieno di belle letture. Letture da fare in poltrona in montagna, a colazione con un caffè, seduti per benino alla scrivania, in fila per una mostra, al giardino con i figli o in aereo e in treno se state viaggiando.

Che voi siate tra quelle/i che strapazzano i libri, gli facciano le orecchie, o tra quelli che li vogliono puliti e senza una piega, ecco qui i nostri suggerimenti partecipati!

Margherita

Annie Ernaux, Les années, Gallimard.

Perché è fatto delle cose che amo di più: parole e ricordi. È il racconto di una bambina che diventa donna nella provincia francese dal dopoguerra a oggi, ma è anche una raccolta di haiku di intimità folgorante, di lessici familiari e di riti di passaggio irripetibili e universali. Pieno di quella magia che conosciamo tutti, poiché tutti abbiamo vissuto, amato, perduto e poi ritrovato attraverso la frase, la canzone, l’espressione che hanno il potere di riportare in vita il passato, finché ci siamo noi a ricordarlo.

Barbara

Mariana Mazzuccato, Lo Stato innovatore, Laterza.

Un libro intelligente, di cui si è parlato tanto ma che ha influito troppo poco sul dibattito pubblico e sulle politiche.

Un testo che smonta cliché che si sono diffusi in maniera pervasiva e lo fa senza alzare polveroni polemici; un libro che non va dietro alle mode, che fa chiarezza su ruoli e rischi assunti nel tempo da imprese private e dallo Stato e che tenta di ridare a quest’ultimo un ruolo e centralità in campo economico.

Maria

Thomas Pynchon, Vizio di forma, Einaudi.

E aveva tutti gli elementi per non piacermi affatto:

– traduzione del titolo discutibile;

– film ispirato già in lavorazione;

– definito dalla critica sapiente come “il peggiore Pynchon” e  potrebbe in effetti esserlo;

– inizialmente non di facile lettura, ti fa pensare che non valga la pena ingarbugliarsi nell’andirivieni di tipi umani  che paiono inciampare l’uno nell’altro;

– non mi piacciono i noir, gli ispettori tantomeno.

Quando le situazioni mi sorprendono mi pare, però, sempre che meritino: infatti, mi è piaciuto. Poi l’ho letto in estate e dietro la copertina c’è ancora un po’ di sabbia.

L’autore che ha fatto perdere ogni traccia di sé muove i suoi personaggi quasi senza trama in un contesto preistorico: la società post ’68 californiana; l’investigatore Doc Sportello li insegue o si fa inseguire. Politicamente tagliente e musicalmente competente; a tratti vagamente adolescenziale ma con lampi di grande divertimento e sempre ironico anche quando la malinconia fa un po’ stringere il cuore.

Gli investigatori privati dovrebbero stare alla larga dalla droga, tutti quegli universi alternativi non fanno che complicare un bel po’ il lavoro.
“E allora che mi dici di Sherlock Holmes? Ehi, quello si faceva di coca in continuazione, gli serviva per risolvere i casi”.
“Vero, ma… non è mai esistito!”
“Cosa? Sherlock Holmes era…”
“È un personaggio inventato di una serie di racconti, Doc”.
“Macch… No-o. No, esiste eccome. C’è anche l’indirizzo dove abita, a Londra. Cioè, forse adesso non più, anni fa… ormai deve essere morto”.

Giulia

Jean Claude Izzo, La Trilogia di Fabio MontaleCasino totale, Chourmo, Solea, E/O.

Il libro che consiglio… sono tre libri, perché li ho divorati senza soluzione di continuità, come fossero uno.

Tutti i miei amici lo avevano letto, tutti ne parlavano come se ci avessero vissuto dentro quando, nel 2001, abbiamo noleggiato un pulmino e abbiamo passato un weekend lungo a Marsiglia “come se fossimo ancora al liceo”. Io non lo avevo letto, invece, e non lo feci dopo il viaggio, perché io sono odiosamente anticonformista anche rispetto ai miei anticonformisti amici del liceo.

Poi, negli ultimi anni, la bellissima città di Marsiglia è entrata un po’ di più nella ma vita e, lo scorso settembre, rientrata da un bellissimo viaggio estivo che si era concluso sulla Canebiere, mi sono decisa a conoscere quest’uomo di cui tutti parlavano così bene.

E poi apnea, dalla prima pagina del primo volume all’ultima pagina del terzo. Non c’è stato niente altro in quelle settimane. Né mostre, né film, né riviste. Solo il bisogno, quasi doloroso, di leggere fino in fondo. E adesso sono ancora in cerca di un nuovo libro, perché dopo le letture che ti tolgono il sonno è sempre molto difficile innamorarsi nuovamente.

Cristian

Antonio Scurati, Il tempo migliore della nostra storia, Bompiani.

L’elemento centrale del libro è la storia appassionante di Leone Ginzburg dal momento in cui rifiuta di giurare fedeltà al fascismo fino alla sua morte, avvenuta in un carcere fascista. Nonostante le sofferenze e le privazioni subite, il regime fascista non impedisce a questo giovanissimo uomo dalla grande intelligenza di contribuire alla resistenza e alla crescita intellettuale e culturale del paese: mentre l’Europa è travolta dalla marcia trionfale dei fascismi, Ginzburg fonderà la casa editrice Einaudi, organizzerà la dissidenza e creerà la sua amata famiglia a dispetto di ogni persecuzione.

Accanto alla storia di questa grande figura scorrono anche le storie di Antonio e Peppino, Ida e Angela, i nonni dell’autore, persone comuni nate negli stessi anni e vissute sotto la dittatura e le bombe della Seconda guerra mondiale.

Raccontando due spaccati diversi dell’Italia (quella dei sobborghi rurali di Milano convertiti all’industria e quella dei vicoli di Napoli) ma ugualmente piagati dalla dittatura e dalla guerra, le esistenze di questi umili operai, contadini, attori mancati e madri coraggiose entrano in risonanza con la vita ben più illustre di Ginzburg. Accostando la vita minuta alla grande storia, attraverso documenti ufficiali, lettere private, ricordi di famiglia e memoria collettiva, Scurati ci restituisce il senso più profondo dell’esistenza, dove privato e pubblico spesso si intrecciano, e richiama ciascuno di noi – attraverso lo straordinario esempio di Ginzburg – ad una esistenza di impegno civile.

Silvia

Emanuel Carrère, Limonov, Adelphi.

È la storia della vita di un personaggio estremo e contraddittorio. Un eroe negativo e insieme umanissimo nelle sue debolezze, nel suo desiderio di amore, nella lotta quotidiana per vivere una vita degna di essere vissuta. Ma il libro è anche il racconto di un pezzo di storia, quella che va dall’Unione Sovietica di Stalin alla fine del comunismo fino alle guerre balcaniche passando per il mondo nostalgico degli emigrati russi negli Stati Uniti e per quello dei circoli intellettuali radical chic parigini. Il fascino del racconto è che è un racconto sempre da “un altro punto di vista”: politicamente scorretto, provocatorio, talvolta palesemente in errore ma comunque seducente.

Entrare nella vita di Limonov, guardare episodi e personaggi che hanno fatto la storia degli ultimi cinquanta anni con i suoi occhi, è sorprendente e destabilizzante.

Lorenza

Fredrik Sjöberg, L’arte di collezionare mosche, Iperborea.

È un viaggio nel mondo complesso e appassionato dei collezionisti, in particolare è l’autobiografia di un collezionista di sirfidi (mosche appunto) che vive in una isola incontaminata dell’arcipelago di Stoccolma.

Il libro di Sjöberg passa dal racconto della sua esperienza come collezionista e studioso, alle vicende di altri ricercatori e collezionisti come ad esempio la vita di René Malaise, esploratore e collezionista famoso per aver inventato una trappola per mosche molto celebrata tra gli addetti ai lavori. Ci sono descrizioni molto belle delle isole e della natura tanto che il libro è stato eletto “Natur book of the year” dal Times nel 2004, anno della sua pubblicazione.

Nonostante il tema non particolarmente diffuso il tutto è trattato in modo molto accessibile e soprattutto con una ironia ed autoironia che hanno reso piacevole e interessante un argomento a cui non avrei mai pensato di avvicinarmi.

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