FACILITIAMOCI! LE CARTE PER PRENDERSI CURA DEI GRUPPI

Un mazzo di carte molto speciali per aiutare ad esplorare la facilitazione in tutte le sue forme e potenzialità.

Un progetto realizzato attraverso un crowdfunding di successo a cui noi abbiamo partecipato con entusiasmo, perché quando si parla di facilitazione, di ascolto, di gruppi e di comunità, si parla del nostro lavoro.

Tre autrici che per realizzare questo progetto hanno girato il mondo e sono tornate cariche di idee e spunti da condividere.

A raccontarci Facilitiamoci! e a farcelo sperimentare dal vivo con un workshop a Firenze sarà con noi Melania Bigi, coautrice del libro e delle carte della facilitazione, realizzato insieme a Martina Francesca e Deborah Rim Moiso e pubblicato da La Meridiana.

Avrete la possiblità di incontrare Melania e usare le carte insieme a lei il 22 giugno dalle 17.30 a ZAP – Zona Aromatica Protetta a Firenze. Nel frattempo, noi l’abbiamo intercettata per toglierci qualche curiosità su questo progetto così affascinante.

Cosa è “Facilitiamoci!” e da cosa nasce?

Un libro e un mazzo di carte per esplorare la facilitazione. Le carte contengono idee, spunti, ispirazione per progetti personali e collettivi. Il libro presenta idee e giochi per usarle, ed approfondimenti su ogni tema. Libro e carte escono insieme in un pacchetto unico, che per i sostenitori e le sostenitrici del crowdfunding include anche una speciale scatola per aver sempre le carte a portata di mano!

Nei 2 anni passati dall’ideazione e dalla produzione del libro abbiamo avuto innumerevoli occasioni di approfondire il senso della facilitazione e di conoscere chi la pratica. Il libro contiene riflessioni e contributi di oltre 20 facilitatori e facilitatrici, storie, idee per portare “l’ABC” dello stare in gruppo in associazioni, imprese, scuole, gruppi di Transizione, e in tanti altri posti che non abbiamo ancora immaginato.

Cosa ha significato per voi questo progetto?

Un grande sogno realizzato attraverso 2 anni di progettazione, 6 incontri dal vivo, 72 riunioni skype, 3 autrici ed una casa editrice, più di 20 facilitatori e facilitatrici coinvolti in scrittura e revisione, un mazzo di 63 carte e un libro. E poi una campagna di crowdfunding di successo, con 500 copie  prenotate e 12250 euro raccolti grazie a 306 sostenitori e sostenitrici provenienti da 8 paesi,  da -4 a +2640 metri sul livello del mare. E poi ancora 7 incontri ufficiali di presentazione, 578 le volte che abbiamo tirato fuori le carte dalla borsa, 12 chili di biscotti e 58 litri di caffè e tisane, 24 pasticche di acquarello consumate, 239 pagine di appunti delle riunioni…

E per te personalmente cosa ha significato avventurarti nel mondo della facilitazione?

Come tante donne di questo tempo, ho fatto delle scelte che, a posteriori, considero folli e coraggiose allo stesso tempo. Sostenere il peso dell’incertezza, avventurarsi in terreni non ancora battuti, mettere in discussione le figure archetipiche che abbiamo interiorizzato da quando sono nata, non è sempre facile. Come donna mi è stato insegnato, fin da piccola, ad essere una figlia educata, una compagna rispettosa, una madre servizievole. Le sfide del nostro tempo mi mettono davanti a scelte che vanno, in qualche modo, contro gli schemi con cui sono stata educata. Nonostante le difficoltà, i dubbi, le paure, c’è una passione di fondo che mi guida, il sentire una specie di ‘missione’: la fiducia che viviamo nel migliore dei mondi possibili, e che il tempo per cambiare è adesso, e le persone che stavamo aspettando sono quelle intorno a noi. Per questo sono andata subito in risonanza con Martina, Deborah e Annapurna: quattro donne che hanno scelto la facilitazione come vocazione…chi altro poteva pensare ad un progetto del genere?

Credi che ci sia una connessione tra facilitazione e genere?

Facilitare per me significa “rendere più facile, agevole, chiaro un cammino”. Che sia un cammino personale o quello di un gruppo, che consista nel prendere una decisione o affrontare un conflitto. Facilitare ha a che fare con l’ascolto di ciò che è presente nel momento, con la creazione di spazi sicuri perché tutte le voci possano emergere. E’ un equilibrio tra creatività e regolamentazione, tra caos e ordine, tra femminile e maschile. I singoli quanto i gruppi hanno bisogno di quelle caratteristiche, a mio avviso femminili, quali l’ascolto, la morbidezza, la compassione, l’accoglienza. Questo non significa che non si possano trovare in un uomo! per questo mi piace parlare di femminile e maschile, piuttosto che di uomo e donna, e non farne una questione di genere, ma di equilibrio tra energie. Ad esempio spesso mi trovo a facilitare situazioni dove sono gli uomini che hanno potere decisionale: come donna ho bisogno di quell’energia maschile che mi aiuta a mettere dei limiti, a far sentire la mia voce senza essere intimorita. Come donna so cosa significa essere una minoranza, avere meno privilegi per il mio genere, ho fatto esperienza di abusi per la mia condizione sociale: essere consapevole di tutto questo mi rende sensibile, quando lavoro in un gruppo, affinché queste situazioni si ripetano il meno possibile.

Cosa faremo insieme durante il workshop del 22 Giugno?

Un paio di ore non sono molte ma possiamo usarle meglio sperimentando le carte della facilitazione piuttosto che parlandone e basta. Mi piacerebbe presentare il lavoro e quello che per noi è la facilitazione, coinvolgendo chi parteciperà in un piccolo laboratorio sulle sfide dei gruppi e su come tutti possiamo usare la facilitazione nel nostro piccolo!

VI ASPETTIAMO mercoledì 22 giugno alle 17,30: non è necessario iscriversi, ma vi chiediamo di essere puntuali!

copertina_facilitiamoci

 

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