Cuntala si cunta. Una chiacchierata a Sociolab.

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Cuntala è il progetto al quale Barbara sta lavorando da alcuni mesi. Un progetto per tanti versi “figlio” di Sociolab e dell’aria che si respira in ufficio. Per realizzarlo ha lanciato un crowdfunding su ulule che ha riscosso molto successo. Tutte le informazioni su http://it.ulule.com/cuntala/ e su www.cuntala.com.

Noi, intanto, ci siamo prese un paio d’ore per fare a Barbara tutte le domande che ci sono venute in mente in queste settimane di crowdfunding ed ecco qui il risultato.

 

Cuntala è un progetto più attuale che mai: per i temi che tratta – la multiculturalità  e l’omosessualità – e per i mezzi che usa, il crowdfunding, i social network e il web 2.0. Come ti è venuta l’idea?

Di sicuro in Cuntala c’è tanto del mio passato (le mie origini siciliane, i miei studi, le passioni, gli interessi) e tanto del mio presente: il web, i social network, la mia vita dentro una piccola cooperativa molto creativa e tutta femminile che è Sociolab e molto altro.

È vero che Cuntala è anche molto figlio dell’oggi: senza web tutto sarebbe stato più difficile e Cuntala non avrebbe raccolto il 100% dei fondi in pochi giorni.

Quindi il crowdfunding è una scelta che “paga”, in tutti i sensi?

Direi di sì. Mi sembra che sia uno strumento buono per “testare” un progetto vedere se è convincente per le persone che lo incontrano.

Credo che possano funzionare i progetti che incontrano un bisogno “sociale” in cui altri possono riconoscersi e credere. Mi ha molto colpito che ci siano un certo numero di persone che hanno finanziato Cuntala che per me sono perfette sconosciute e sconosciuti. Non solo amici e parenti dunque, che restano comunque tra i principali sostenitori di questo tipo di progetti.

Certo è anche vero che in questo periodo tanti cercano soldi, soprattutto per finanziare progetti culturali e scoiali e in qualche modo questo mi preoccupa. Non è solo sulla benevolenza dei singoli donatori che si può costruire una seria politica culturale, sociale e di sviluppo e, invece, qui alla costante sollecitazione alle donazioni da parte dei singoli corrisponde una sempre più leggera prestazione da parte delle istituzioni su ambiti molto importanti.

 

Cuntala parla di pari opportunità e nel farlo crea un mondo di personaggi: la sindaca e l’ostetrico, la ruspista e il babbo in cucina. Da dove nascono?

L’idea è stata quella di inserire alcuni personaggi poco consueti dentro un gioco per bambine e bambini che potessero dargli lo spunto per guardare al mondo per come è: molto più variegato di quello che emerge nelle rappresentazioni più consuete e molto più ricco di diversità di quanto diciamo loro attraverso i giochi e i libri.

 

Anche la scelta dei colori sembra scardinare l’idea che ci sia un modo “giusto” di rappresentare le cose…

Si è vero, l’ostetrico ha il camice arancione, il frullino è viola, la sindaca ha la fascia di molti colori, l’aereo è verde e rosa (solo il sole non ho potuto fare a meno di farlo giallo).

L’idea è di mostrare che tutto può essere diverso da come siamo abituati a identificarlo anche iconograficamente. Lo stereotipo passa anche per queste piccole cose, per l’abitudine a codificare certe cose in modo ricorrente, per quello ho evitato tassativamente di usare il rosa per le donne, i fiocchi ai capelli, le ciglia “flap flap” e il rossetto. Eppure in disegni così semplici avrebbe aiutato a distinguere uomini e donne.

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Ma non è solo una questione di parità di genere, giusto?

No, infatti, le pari opportunità qui sono intese come pari opportunità per tutte e per tutti. La cosa che tutti colgono è il tema di genere, ma invece si parla di multiculturalità, di omosessualità. L’idea è di scardinare dei modelli. È per questo che ho disegnato un uomo in cucina, una donna che fa la muratora, ma anche una sindaca di pelle nera, una coppia di papà con una figlia e colori di pelle diversi. Il tema è quello della diversità.

 

Senti, toglici una curiosità: ma i frullini e le giraffe cosa centrano?

Non dobbiamo dimenticarci che con questo gioco si deve giocare e divertirsi davvero e dunque i personaggi non possono svolgere solo una funzione “didattica”, anzi quella meno si percepisce meglio è. L’ambizione è che i giocatori siano capaci di inserire nel proprio orizzonte una coppia di padri con una figlia allo stesso modo in cui ci mettono un  frigo, una giraffa o altri elementi della nostra vita quotidiana.

 

Guardando le carte sul sito web, abbiamo notato che Cuntala seppure appena nato è già poliglotta…

Si nelle carte ci sono parole in cinque lingue. L’idea è che il gioco possa girare in altri paesi europei e poi con le parole è possibile sottolineare che la sindaca non solo è donna ma che è corretto chiamarla al femminile.

 

Ci sono altri giochi con l’approccio di Cuntala?

Che io sappia no. Ci sono alcuni editori attenti ai temi dell’omosessualità che stanno facendo libri anche molto carini, c’era un tempo la collana di libri di Turin Adela che poi è stata ristampata da Motta Junior ma di giochi non ne ho trovati.

I giochi tendono ad essere molto stereotipati sia per genere che per modelli culturali. Ci si preoccupa al limite di fare giochi che sostengano l’idea di rispetto dell’ambiente, degli animali, che insegnino ai bambini la sostenibilità, ma non l’inclusione e la differenza.

 

Cuntala ha un forte significato sociale. Lo chiameresti un progetto di “volontariato”?

Per ora non ha ancora una vera e propria forma sociale. Al momento io mi sono ritagliata uno spazio “non pagato” tra il mio tempo lavoro, il tempo personale e il tempo famiglia, altre persone hanno in  modi diversi “collaborato” a questo progetto: qualcuno mi ha aiutato a imparare Photoshop, qualcuno col sito, qualcuno con le traduzioni, il fidanzato col video. Tutti amici deliziosi.

Io, dico la verità, avrei preferito meno volontariato e più lavoro pagato. Ho cercato di stare attenta e di evitare di chiedere le traduzioni gratis a chi per lavoro fa le traduzioni, il sito a chi realizza siti. Sul sito ho fatto quel che ho potuto da sola e poi ho chiesto aiuto a un amico che fa tutt’altro, il  sindacalista, per le traduzioni mi hanno aiutato amiche e amici che lavorano in una Ong o che fanno le ricercatrici. Ho apprezzato moltissimo il loro aiuto.

Ma trovo che sarebbe stato parecchio più bello potere pagare qualcuno.

Mi pare che in questo momento retribuire (e poterlo fare dignitosamente) il lavoro creativo e culturale sarebbe la vera rivoluzione. Molto di più del lavoro del lavoro volontario.

 

Cosa vuole essere Cuntala da grande?

Cuntala ha raccolto il 100% di quello che era necessario per il primo progetto. Le carte verranno stampate e arriveranno nelle mani di chi l’ha sostenuto. Da ora in poi tenterò di capire che cosa riesce a diventare.

Certamente potrebbe diventare un progetto di volontariato da realizzare nelle scuole dove portare le carte per fare giocare i bambini ed educarli alle pari opportunità, questa è una possibilità, a portata di mano

da realizzare magari insieme ad altre persone.

Ma io più di tutto spero che diventi una attività davvero commerciale. Per due motivi. Se i giochi di Cuntala arrivassero mai nei negozi di giochi, nelle librerie, se fossero vendute come un gioco vero e proprio, non uno strumento didattico, una gioco che una nonna può trovarsi davanti e scegliere tra le Barbie e le Winx e le carte di Cuntala, tra il memory sugli animali e il gioco delle storie fuori dagli stereotipi, sapete come sarebbe bello?

Ecco, mi piacerebbe che diventasse un gioco alla portata di tanti. Non una roba di nicchia perché siamo buoni e volontari.

E poi sarebbe bellissimo se un progetto “buono” potesse anche produrre lavoro, reddito, occupazione. Non solo buoni sentimenti. E’ per quello che intendo pagare coi fondi raccolti ogni prossima azione che

farò per Cuntala. È per quello che ho scelto di usare una piattaforma di crowdfunding che si tiene una percentuale e non una che offriva lo stesso servizio gratuitamente. Perché credo che il lavoro vada retribuito in modo corretto. Tutto questo fare cose gratis comincia a sembrarmi molto pericoloso.

Così pagherò la tipografia, la grafica che impaginerà le carte, e via via vedrò cosa diventa.

 

Dunque speriamo di trovare le carte in libreria e nei negozi di giochi per Natale.

Sapete cosa sarebbe bello più di tutto? Poter mettere un annuncio di ricerca personale per attività di vendita in cui invece della rituale formula “automuniti e astenersi perditempo” si potrebbe scrivere: “si ricerca personale capace nell’attività di vendita, progressista, a favore delle pari opportunità. Astenersi razzisti, maschilisti e omofobi”.

One Response to “Cuntala si cunta. Una chiacchierata a Sociolab.”

  1. Paola Lorenzi ha detto:

    Condivido tutto quello che scrivi. Le carte che ho preso le regalerò alle maestre di mio figlio. In una scuola materna di grembiulini rosa ed azzurri e con i bagni divisi per sesso.

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